IL MONDO NO-PROFIT

No profit network

IL MONDO NO-PROFIT

agosto 9, 2016 Uncategorized 0

Il mondo no-profit è un grande, crescente, ed importantissimo complesso di istituzioni, che condividono sia obiettivi socialmente rilevanti e di pubblica utilità, che un approccio “senza scopi di lucro”: tutte le risorse disponibili sono, quindi, impiegate per raggiungere gli scopi, e non per generare dei profitti.  Dato che, in molti casi, il mondo no-profit integra il settore dei servizi sociali ed assistenziali, o addirittura ne riempie dei vuoti, un suo sinonimo largamente utilizzato è “terzo settore”, in quanto costituisce una terza via economica, che si aggiunge allo stato ed al mercato: i soggetti no-profit sono, difatti, organizzazioni private, che però si concentrano sulla produzione di beni o sull’erogazione di servizi rivolti alla collettività.

Il Terzo Settore comprende, quindi, organizzazioni diverse, che, comunque, sono tutte rivolte all’erogazione di servizi od alla produzione di beni, ed a cui, quindi, la professionalità degli Ingegneri, nelle sue varie specializzazioni, può dare un importante contributo: essendo poi il Terzo Settore un mondo in continua crescita,  può senz’altro costituire per gli Ingegneri, a sua volta, una importante opportunità di lavoro.

Il mondo del no-profit è oggi in Italia, difatti, una realtà di straordinaria importanza, che conta un volume di denaro superiore a 67 Miliardi di Euro, pari ad oltre il 4% del PIL. Secondo i primi risultati del 9° Censimento dell’Industria e dei Servizi e Censimento delle Istituzioni Non Profit, pubblicati dall’ISTAT nel luglio 2013, le istituzioni non profit attive in Italia sono ben 301.191, con una crescita pari al 28 per cento rispetto al decennio precedente, e rappresentano il 6,4 per cento delle unità giuridico-economiche attive in Italia. Gli imponenti numeri delle risorse umane impiegate raggiungono quasi i 5 milioni di volontari ed il milione di lavoratori retribuiti a vario titolo, inclusi 681 mila dipendenti, 271 mila lavoratori esterni (lavoratori con contratto di collaborazione) e più di 5 mila lavoratori temporanei. Da un punto di vista puramente numerico, circa ¼ della forza lavoro totale occupata opera quindi nel mondo no-profit. Tutti i valori relativi al  mondo no-profit sono in crescita, come sintetizzato in Figura 1, sempre di fonte ISTAT.

 

Fig.1 – Andamento delle istituzioni non profit e delle risorse umane impiegate – Censimento 2011 – Variazione percentuale 2011/2001(Fonte: ISTAT)

 

Nel Lazio,  le Istituzioni No-Profit rilevate sono pari al 7,9% del totale nazionale, con un incremento superiore alla media nazionale. Il Terzo Settore impiega a livello regionale 514.377 risorse umane di cui 82.391 addetti, 40.292 lavoratori esterni, 446 lavoratori temporanei e 391.248 volontari. Cultura, sport e ricreazione risulta essere, come a livello nazionale, anche nel Lazio il primo settore di attività del Non Profit (59% del totale regionale), mentre il secondo settore di attività prevalente è quello dell’Assistenza Sociale e Protezione Civile, con 2.044 istituzioni,  che rappresentano il 8,6% del totale, e che impiegano il 25% degli addetti (20.646); a questi seguono, molto distanziati, gli altri settori.

Il quadro di riferimento normativo del mondo no-profit è piuttosto articolato, in quanto comprende sia tipologie organizzative, regolate nel Codice Civile, che tipologie giuridiche, regolate per legge, che dal punto di vista organizzativo fanno comunque riferimento alle precedenti:  alcune tipologie possono, a loro volta, ottenere “qualifiche”, sempre regolate per legge, sia civilistiche, come l’Impresa Sociale, che fiscali, come le ONLUS.

Le principali tipologie organizzative sono le Associazioni, i Comitati, e le Fondazioni.

Le principali tipologie giuridiche sono le Associazioni di Promozione Sociale, le Cooperative Sociali, le Organizzazioni di Volontariato, le Organizzazioni Non Governative, e le Società di Mutuo Soccorso, a cui si possono, infine, aggiungere le Associazioni Sportive Dilettantistiche, e gli Enti Ecclesiastici.

La qualifica civilistica di Impresa Sociale corrisponde a tutte quelle imprese private, incluse le cooperative, che operano in modo competitivo sul mercato, avendo però come oggetto la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale e di interesse generale.

L’ottenimento della qualifica di ONLUS (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale), garantisce alle istituzioni no-profit vantaggi fiscali (es possibilità di utilizzare aliquote IVA ridotte). Esistono sia le “ONLUS di diritto”, quali le Organizzazioni di Volontariato, le Organizzazioni Non Governative, le Cooperative Sociali ed i loro Consorzi, che le “ONLUS per scelta”, quali tutte quelle Associazioni, quei Comitati, quelle Società Cooperative ed altri Enti di carattere privato, con o senza personalità giuridica ma comunque senza fini di lucro, che, avendo le caratteristiche previste nella legge, si iscrivano all’apposita Anagrafe, ed anche le “ONLUS parziali”, quali gli Enti Ecclesiastici e le Associazioni di Promozione Sociale. Non possono diventare ONLUS gli enti pubblici, le società commerciali diverse da quelle cooperative, le fondazioni bancarie, i partiti e i movimenti politici, le organizzazioni sindacali, le associazioni di datori di lavoro, le associazioni di categoria e gli enti non residenti in Italia. Tutte le ONLUS devono comunque svolgere almeno una delle seguenti attività: assistenza sociale e socio sanitaria, assistenza sanitaria, beneficenza, istruzione, formazione, sport dilettantistico, tutela, promozione e valorizzazione delle cose di interesse artistico e storico, tutela e valorizzazione dell’ambiente, promozione della cultura e dell’arte, tutela dei diritti civili, ricerca scientifica di particolare interesse sociale.

Per il mondo no-profit la ricerca e l’ottenimento di finanziamenti o “fund raising” è di importanza vitale: i possibili finanziatori possono essere sia pubblici, che privati, e questi ultimi, a loro volta, possono includere sia le imprese, le fondazioni, le banche e le associazioni che i privati cittadini.

I finanziamenti pubblici provengono in gran parte dalla Commissione Europea, e sono soprattutto gestiti dalle Regioni: anche nei casi migliori, tuttavia, si tratta di “contributi” o “cofinanziamenti”, per cui il mondo no-profit si deve comunque necessariamente rivolgere anche a finanziatori privati.

I finanziamenti privati avvengono soprattutto nella forma di donazioni, sponsorizzazioni, o, nel caso di grandi imprese e banche, con l’istituzione di fondazioni: di particolare importanza, tanto da richiedere azioni promozionali specifiche, è poi il fenomeno “5 per 1000” dell’IRPEF. Mentre i finanziatori del mondo “profit” si aspettano ritorni economici diretti dai loro capitali investiti, ma possono benissimo non condividerne le “mission”, in quanto possono limitarsi a considerarne solo i vantaggi finanziari, i finanziatori del mondo no-profit, in modo assolutamente complementare, ne condividono necessariamente le “mission”, ma non si possono aspettare ritorni economici diretti. Le imprese finanziatrici del no-profit solitamente si aspettano, tuttavia, importanti ritorni indiretti, grazie al miglioramento dell’immagine, mentre i privati cittadini si aspettano, solitamente, ritorni sugli aspetti immateriali del “sentirsi bene”.

Tutti i finanziatori del mondo no-profit, siano essi pubblici o privati, organizzazioni o singole persone, fanno comunque delle scelte rispetto alle istituzioni da finanziare, che possono essere anche esclusive, per cui è indispensabile indirizzare il mondo dei possibili finanziatori con specifiche azioni di Marketing: le tecniche commerciali, tuttavia, salvo la loro specializzazione, sono le stesse del Mondo Profit.

In generale, le Tecniche Gestionali, dal Marketing al Business Development, dal Project Management alla Pianificazione ed al Controllo di Gestione, sono, nel mondo no-profit, le stesse del mondo profit. Vista poi la crescente importanza, anche in controtendenza, del mondo no-profit, le tecniche gestionali andrebbero qui introdotte ed applicate sempre più estensivamente, mettendo così a disposizione dei due mondi la reciproca utilità di scambiare delle opportunità di lavoro con una maggiore efficienza delle organizzazioni.

Già nel milletrecento, peraltro, la Scuola Francescana diffondeva questo pensiero: “L’elemosina aiuta a sopravvivere, ma non a vivere; perché vivere è produrre, e l’elemosina non aiuta a produrre“.

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