L’IMPRESA NO PROFIT

No profit network

L’IMPRESA NO PROFIT

agosto 9, 2016 Uncategorized 0

 

 

Nel cammino evolutivo delle organizzazioni no-profit (siano esse associazioni, cooperative, imprese, ecc.) sta emergendo sempre più la necessità di avere come obiettivo primario la creazione del valore sociale, assicurandone al contempo la sostenibilità economica.

 

Per ottenere la massima efficienza (dando per scontato la corretta definizione degli obiettivi “sociali” dell’organizzazione) occorre quindi definire, controllare, coordinare e misurare tutto il processo di creazione del valore che, nell’ambito del valore sociale richiede il trasferimento dei benefici e dei risultati alla collettività.

 

Questo passaggio dal “pionierismo idealistico del fare per dare” all’”organizzazione una struttura efficace per produrre valore sociale” necessita competenze e professionalità spesso carenti nel settore no-profit.

 

Dovendo segmentare la galassia no-profit per poter identificare fattori comuni e specificità seguiremo la divisione tra “micro”, “meso” e “macro” organizzazioni sociali.

 

Dimensione Sociale Soggetti dell’Agire Prodotti intermedi
Micro Persone appartenenza

partecipazione
solidarietà
autogestione

Meso organizzazioni forma organizzativa

network
rappresentatività

Macro sistemi sociali
comunità
fiducia
spazio pubblico

Tabella 1 – Che cosa produce il terzo settore nelle varie dimensioni dell’agire sociale

 

E’ possibile superare i limiti dettati dalle dimensioni fisiche dell’organizzazione attraverso la competenza, la conoscenza, e le abilità, permettendo all’impresa no-profit di produrre risultati oltre la norma.

 

Tra gli obiettivi delle imprese no-profit ricordiamo infatti quelli di produrre:

  • nelle persone/cittadini, un senso di responsabilità verso l’obiettivo;
  • nei sistemi territoriali target degli interventi, un insieme di beni “sociali” che realizzino gli obiettivi “sociali”;
  • nella società, un senso di fiducia e sicurezza del raggiungimento degli obiettivi stessi.

 

Importante quindi non solo cosa produrre ma come produrre, per chi e con chi.

 

Nel creare del valore nelle imprese no-profit  possono essere individuati cinque passi principali che possono essere utilizzati sia come momenti di rilevazione ex-post dell’attività quotidiana, sia come elementi di determinazione di risultati ex-ante a cui fare riferimento nella declinazione dei piani previsionali e operativi.

 

Figura 1 – Lo schema della “Catena di produzione del valore nelle organizzazioni no profit”

 

Considerando che è necessario valutare sia le risorse economico-finanziarie sia quelle del capitale umano, l’utilizzo efficace ed efficiente di entrambe è il primo settore in cui operare con principi di massimizzazione dei ritorni e di controllo dell’esecuzione.

 

Definendo i processi come le attività per ottenere il miglior utilizzo delle risorse messe a disposizione per realizzare “prodotti/servizi” e “risultati”, è evidente come l’applicazione delle metodologie di analisi organizzativa e operativa prima, e quelle di project management poi, possano fare la differenza nel passaggio dalla fase dello spontaneismo tipico del segmento “micro” alla fase dell’organizzazione logistica, produttiva e finanziaria degli altri segmenti.

 

Nelle fasi di realizzazione dei prodotti/servizi e di analisi dei risultati è poi fondamentale coinvolgere i beneficiari, verificando in ogni momento del ciclo di vita del prodotto/servizio la corretta generazione del valore sociale.

 

La verifica del raggiungimento degli obiettivi fissati per ogni attività dell’impresa no-profit consente di mettere a disposizione della fase successiva, quella degli effetti prodotti sull’ambiente circostante da parte dell’organizzazione, metriche e risultati che permettano la realizzazione di quei beni “sociali” e del capitale “sociale” che giustifica l’esistenza dell’impresa stessa raccogliendo nuove risorse per alimentare un successivo ciclo di vita.

 

Si fa sempre più urgente e necessario sviluppare all’interno della impresa sociale un sistema di monitoraggio delle proprie attività che consenta di misurare i beni relazionali e valutare gli effetti prodotti nel contesto socio-economico circostante nei termini di generazione del capitale sociale.

Inoltre i cambiamenti nel sistema di regolazione delle relazioni pubblico-privato e negli schemi di finanziamento dei servizi erogati, già richiede alle organizzazioni no profit la capacità di adottare nuovi modelli organizzativi (sia nei modelli di governance che nei processi di fornitura dei servizi) e processi di innovazione operativa (partnership e sviluppo di network). Tutto ciò richiede capacità di autodiagnosi e pianificazione degli scenari futuri, è quindi convinzione di questa Commissione che le competenze dell’ingegnere sono di indubbio valore per il cammino che le imprese no profit dovranno percorrere negli anni a venire.

 

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