STARTUP DI UN’ORGANIZZAZIONE NO PROFIT

No profit network

STARTUP DI UN’ORGANIZZAZIONE NO PROFIT

agosto 9, 2016 Uncategorized 0

 

In Italia uno dei settori in costante crescita è il cosiddetto “terzo settore” cioè “quell’insieme di attività produttive che non rientrano né nella sfera dell’impresa capitalistica tradizionale (poiché non ricercano un profitto), né in quella delle ordinarie amministrazioni pubbliche (in quanto si tratta di attività di proprietà privata)”.

Questo fenomeno ha interessato anche la provincia di Roma che ha visto crescere dal 2001 al 2011 del 31,8% (da 12.538 a16.525) le istituzioni del non profit, del 29,3% (da 59.112 a 76.406) il numero di addetti e del 187,8% (da 105.060 a 302.350) il numero di volontari.

Il dato di crescita del volontariato ci ha indotto a riflettere sulla possibilità di suggerire a tanti giovani ingegneri, che magari già svolgono attività di volontariato presso associazioni non profit, di valorizzare questa loro passione civica immaginando di trasformarla, a maggior ragione in questo momento di crisi occupazionale, in una vera e propria opportunità di lavoro.

Ci vengono in mente tanti settori in cui un ingegnere può dare un valido contributo professionale. Il sociale, l’ambiente, i beni culturali sono solo alcuni degli ambiti dove operano le organizzazioni del terzo settore e dove sicuramente gli ingegneri potrebbero trovare uno sbocco professionale oltre che di volontariato.

Ma la cosa che reputiamo molto interessante per un giovane ingegnere animato dalla passione per un qualsiasi tema sociale è l’opportunità di fare della propria passione un’impresa di tipo sociale.

Deve essere chiaro che il punto di partenza è la passione per il tema sul quale si vuole scommettere per il proprio futuro, tutto il resto diventa una naturale conseguenza delle proprie capacità imprenditoriale e professionali.

E’ evidente che non ci s’improvvisa imprenditori, ma la buona capacità di analisi e risoluzione dei problemi e di management degli ingegneri, li colloca in una posizione di vantaggio rispetto ad altre professionalità.

 

Infatti non è sufficiente innamorarsi di un’idea per fare un’impresa ma è indispensabile partire da un’accurata verifica di fattibilità dell’idea stessa e dalla costruzione di un  business plan che sintetizzi i contenuti e le caratteristiche del progetto imprenditoriale. Un vero e proprio progetto che conterrà tutte le informazioni utili a comprendere il funzionamento dell’impresa: le analisi di mercato, i costi e i ricavi ipotizzati, i rischi e le opportunità  etc.

L’unione europea, lo stato e le regioni periodicamente mettono a bando delle iniziative per il finanziamento di start up d’impresa anche nel settore sociale. Inoltre per le imprese di nuova costituzione e per quelle formate da giovani esistono diverse agevolazioni di tipo fiscale.

Per entrare nel concreto di come possa nascere un’idea imprenditoriale nel campo del sociale, si può, per esempio, partire da alcune considerazioni di tipo demografico.

E’ noto che l’invecchiamento della popolazione, conseguenza della scarsa natalità e dell’allungamento della vita media, determinerà in un futuro non molto lontano un aumento esponenziale della domanda di servizi di tipo socio-assistenziale e sanitario per le persone anziane. Le famiglie e lo Stato potrebbero non riuscire a garantire il livello minimo di assistenza. Quindi sarà molto probabile che la domanda dovrà essere soddisfatta facendo ricorso a nuove forme di assistenza. In questo scenario possono svilupparsi diverse idee imprenditoriali in tanti settori che oggi non sembrano magari interessanti, per esempio nel settore della domotica, oppure della sicurezza, dell’assistenza sanitaria a distanza, etc.

Molti altri settori possono far nascere altrettante idee, che possono dare vita a delle start up innovative e generare valore non solo economico ma anche sociale.

In conclusione riteniamo che, il venir meno delle risorse pubbliche per il welfare debba trasformarsi in un’opportunità di innovazione e di sviluppo, che possa impiegare al meglio le risorse umane ed intellettuali del nostro paese che oggi sono costrette ad emigrare per poter vedere realizzato il loro progetto di vita professionale.

Esperienza Personale membro della Commissione

La mia esperienza imprenditoriale nel campo del no profit nasce dalla necessità di reinterpretare la mia vita professionale  dopo la chiusura della mia azienda dovuta alla crisi economica di questi ultimi anni.

Con alcuni amici e colleghi che avevano lavorato nel settore dei servizi socio-assistenziali e che si trovavano nella mia stessa condizione, in virtù di attitudini e storie personali affini e della convinzione che i “servizi alla persona” offrissero ampi spazi di sviluppo rispetto a settori tradizionali come la consulenza, la progettazione ed altri, abbiamo deciso di avviare una impresa che si occupasse di assistenza agli anziani.

Il primo passo è stato quello di progettare l’impresa, ovvero redigere il business plan dell’azienda, individuare il fabbisogno finanziario, individuare i finanziatori e definire la forma societaria più idonea.

 

Dopo alcuni infruttuosi tentativi di trovare finanziamenti presso alcuni istituti di credito, abbiamo deciso di autofinanziarci e di costituire, nel dicembre 2012, una cooperativa sociale onlus.

Le principali attività che abbiamo messo in cantiere, propedeutiche all’avvio concreto della fornitura di servizi, si possono riassumere come segue:

  • definizione dell’organizzazione e delle responsabilità dei soci fondatori
  • definizione e concreto avvio del piano di marketing
  • selezione di consulenti affidabili nei vari settori, fiscale, legale, lavoro etc
  • ricerca e selezione del personale (infermieri, fisioterapisti, OSS, ausiliari etc)
  • avvio delle pratiche burocratico-autorizzative per la costituzione della cooperativa e per l’esercizio della attività imprenditoriale.

 

I due anni dalla costituzione non sono stati ancora sufficienti per consolidare la presenza della cooperativa nel mercato romano e assicurare quindi la copertura dei costi generali, e ad oggi valutiamo in un periodo di ancora due anni il tempo necessario per cominciare a recuperare gli investimenti fatti.

Il mercato dell’assistenza agli anziani è in espansione a causa dell’invecchiamento della popolazione e del cambiamento della struttura delle famiglie e questo ci fa ben sperare per il futuro.

Possiamo, sulla base dell’esperienza maturata, fare alcune considerazioni per aiutare chi ha in mente di iniziare un percorso simile al nostro, ad avere consapevolezza dei rischi maggiori che minano il successo di un’iniziativa imprenditoriale. I principali aspetti a cui prestare attenzione sono quindi:

  • Tempi di penetrazione del mercato, talvolta inaspettatamente lunghi
  • Barriere di ingresso ed importanza delle relazioni
  • Pianificazione di dettaglio delle attività di marketing
  • I vincoli derivanti dagli aspetti legali legati alla contrattazione nazionale
  • Gli aspetti burocratici e gli adempimenti fiscali

 

In conclusione, prima di intraprendere un’attività di questo tipo bisogna aver valutato bene le proprie attitudini imprenditoriali, le caratteristiche del settore sul quale investire e avere una strategia chiara di penetrazione del mercato, altrimenti si rischia il fallimento dell’iniziativa.

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